L'opinione di Hanspeter Eisendle: Un futuro scomodo e pericoloso per la guida alpina

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alessandro_gogna
modificato January 2016 in Generale
Mi permetto di sottoporvi lo scritto del collega Hanspeter Eisendle al riguardo di ciò che secondo lui dovrebbe essere la professione di Guida Alpina:

http://www.banff.it/un-futuro-scomodo-e-pericoloso-per-la-guida-alpina14014/

Personalmente ritengo abbia colto perfettamente nel segno.

Commenti

  • stefano_michelazzi
    Uno scritto come quello di Hans Peter può essere scatenante di diverse tematiche relative alla deontologia professionale.
    Ho letto più volte il nuovo "Codice deontologico" deliberato nel 2014 dal CONAGAI e devo dire che ho ritrovato più spunti per un reale "Codice etico" negli appunti di H.P. che nel codice stesso.
    Non che vi siano punti criticabili da un punto di vista etico, anzi, più che altro credo che questi punti non siano mai veramente toccati (salvo eccezioni) o comunque mai completamente sviluppati di modo da illustrare a fondo la figura professionale della Guida Alpina.
    Il "Codice deontologico" non è riservato unicamente agli addetti ai lavori, anzi, è un documento che illustra anche pubblicamente gli impegni etici di una categoria professionale ed a parte riferimenti a titoli giuridici già esistenti e diversi articoli che si "rincorrono" non vengono menzionati ad esempio né il rapporto tra Guida ed ambiente (rappresentiamo volenti o no, una delle figure che più utilizzano l'ambiente per lucro), né ciò che può o forse dovrebbe essere, il rapporto tra frequentazione "classica" dell'ambiente ostile (uso un termine "à la mode" per definire il nostro reale campo di intervento visto che la montagna non è più il campo esclusivo), e utilizzo di tecnologie nuove od innovative. Molto poco si ferma il codice, sui rapporti tra colleghi e su ciò che significhi "concorrenza leale"...
    Per un profano la figura che ne scaturisce rimane piuttosto confusa e sicuramente poco chiara.
    Se un organizzazione come il CAI ha sentito la necessità di produrre un documento "biblico" come il "Nuovo Bidecalogo" (lo menziono ad esempio, senza entrare nei dettagli, specie relativi a lungaggini e  quant'altro), dove il pubblico può recepire "facilmente" i concetti su cui l'organismo stesso
    si basa, ipotizzo che la nostra figura non possa e non debba risultare lacunosa in questo frangente.
    Non c'è purtroppo abitudine nel nostro ambito ad interventi collettivi tipo "Assemblea nazionale", un po' probabilmente dovuto ad una caratteristica di soggettività della figura, un po' all'esercizio non sempre continuativo ed a tempo pieno, ma forse piuttosto di promuovere "giochi sociali" tipo contest delle Guide, sarebbe ora di pensare a delle sessioni d'incontro che permettano non solo di conoscersi meglio tra di noi ma che diano modo di esprimere esperienze personali e di condividerle, per una migliore futura crescita della nostra figura.
    Il Festival di Trento fu un "esperimento" che avrebbe dovuto essere ripreso e migliorato ma che invece è rimasto esperienza unica...


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