Torre d'avorio

Opzioni
michele_comi
modificato April 2018 in Generale
Vista la comprensibile riluttanza a "lavare i panni sporchi" fuori famiglia, qualcuno potrebbe esser facilitato a discuterne entro il forum riservato alle guide?! In particolare sarebbe interessante conoscere l'opinione rispetto ai temi sollevati nell'articolo qui pubblicato http://gognablog.com/la-torre-davorio/ da parte dei candidati al consiglio direttivo CoNaGAI.
Cordialità
Michele Comi

Commenti

  • michele_comi

    Ringrazio i colleghi che sono intervenuti.

    Trovo una certa contraddizione tra la consueta autoproclamazione
    che portiamo avanti d’esser i “tenutari della scienza” in montagna e il “tirare
    a campare” tale da giustificare ogni scelta pur di portare a casa la pagnotta.

    Liberi di scegliere naturalmente, il silenzio assordante e
    il dibattito deserto riguardo ai temi sollevati da Lorenzo, relegati a tristi
    enunciati di chi ha poco da fare, raccontano la realtà delle cose.

    Può anche darsi che in questi tristi
    giorni, attraverso voci più o meno autorevoli, siamo semplicemente troppo
    impegnati a tenere alto "l'onore”.

    Continuerò a fare la “guida”, forse a questo punto
    “diversamente guida”, alla morte nel bunker per inedia, preferisco rischiare la
    sortita. Buone cose.

    Michele

  • alberto_borello
    Ciao a tutti.
    Michele non ci conosciamo, ma, nel seguire il tuo  invito d'apertura ad esprimere un'opinione su "la torre d'avorio" pubblicato da Lorenzo Merlo, neanche lui conosco personalmente, partirei da una tua frase presa dal tuo commento (13) al suo scritto nel gognablog: "Lorenzo solleva quesiti e invita al pensiero. Quanti interverranno? A questa domanda non so rispondere, però dubito che il suo scritto sollevi quesiti, mi pare piuttosto che comunichi certezze. Certezze piuttosto negative e pessimiste, espresse in maniera complessa. Tende a fare di tutta l'erba un fascio, come se le circa millecinquecento guide italiane fossero figlie di un unico oroscopo che ne omologa la mente, le azioni e il destino. Leggendo la torre d'avorio il pensiero non abbisogna di invito, nasce spontaneo. Colpisce tutto questo pessimismo strisciante a tratti, evidente altrove, nei confronti di una categoria di poche persone che non hanno una missione ma svolgono, ognuno con le proprie prerogative e i propri difetti, un mestiere che essi hanno, però, scelto di propria spontanea volontà. Una categoria di cui anch'egli fa parte, ma che sembra guardare da lontano come se per lui l'appartenenza  a ad essa dipendesse da una scelta imposta e non voluta. Nella stragrande maggioranza dei casi, una scelta, a volte, soprattutto all'inizio, economicamente difficile, ma dettata dal gusto di andar per montagne e dalla voglia di trasmettere questa passione guadagnandosi la pagnotta. Ognuno con la propria cultura, montanara, cittadina o delle terre di mezzo, le proprie capacità didattiche e di apprendimento. Si, perché chi insegna impara! Una categoria di mestieranti con i propri pregi e difetti, i fenomeni e quelli normali, quelli più bravi e quelli meno. Insomma una categoria di persone normali accomunati, però, dalla passione per l'ignoto, il gusto della scoperta, la voglia di andare oltre. Siamo, fondamentalmente, degli individualisti dal punto di vista professionale anche se ci riconosciamo, tradizionalmente, nei gruppi di valle o nelle città di origine. Individualisti non per scelta, ma per situazione, in fondo quando andiamo in montagna siamo "soli" con i nostri compagni. Si è soli a fare il mestiere più bello del mondo. Ho conosciuto tanti colleghi italiani e esteri, nella maggior parte francesi, ma non ne ho trovato uno che non fosse felice di fare la guida alpina! E, come fa notare Alberto Paleari (che saluto con immenso piacere), siamo bravi perché, nonostante la crisi, i problemi e le baruffe, riusciamo a lavorare!Ma poi c'è il rovescio della medaglia: le regole, le leggi, i collegi, la politica e, in fondo, ma neanche troppo, la pagnotta. E qui, allora si comincia a parlare di appiattimento culturale dovuto all'aggregazione nei collegi di qualche centinaio di guide nei più grandi, meno di dieci nei più piccoli. Tutti si riempono la bocca con termini quali autoreferenziazione e autoincensamento e chi più ne ha ne metta.
    Come dice, ancora, Alberto Paleari noi coltiviamo un sogno che esiste perché  ci sono le montagne. Questo sogno rischia di infrangersi contro la burocrazia, la miopia del legislatore che promulga leggi dalle mille interpretazioni,  la volontà di altri professionisti, o pseudo tali, che insidiano la parte più facile del nostro lavoro. E qui c'è il problema della divisione interna al Collegio Nazionale, i Collegi Regionali e Provinciali (caso unico in Europa) che coltivano ognuno il proprio orticello convinti di trarre, da questa strategia, maggiori benefici. Qui, forse, entra in gioco il nostro individualismo intrinseco che ci fa agire al di fuori delle normali, per altre categorie, dinamiche di gestione collegiale. Non vorrei diventare anch'io pessimista, e comunque evito, in ogni caso, come osservato da Michele nell'introduzione, esternazioni pubbliche, perché con questo sistema ci stiamo facendo del male da soli. I panni sporchi laviamoli in famiglia, ovvero sediamoci ad  un tavolo e parliamo tra di noi, proviamo a superare il nostro individualismo, e qui ritorno ottimista, con dialogo e buon senso riusciremo a risolvere, uniti,  nostri problemi di categoria.
    Solo l'unità di tutte le guide potrà portare a una legge efficiente e moderna che ci permetterà di dedicare più tempo alle montagne che alla politica.
    Grazie per l'attenzione.
    Un saluto a tutti.
  • stefano_michelazzi
    Concordo Davide, discutiamone... ma discutiamone tra di noi dove anche se ci scanniamo tra differenti opinioni non andiamo a mettere sotto accusa i nostri colleghi che come anche tu definisci non fanno nulla di illegale.
    Personalmente non condivido l'heliski per svariati motivi, una tra tutte, che dovremmo (perché volendo possiamo) orientare noi il mercato  e non, farci orientare dal mercato, col rischio come sta già accadendo per altre attività che possiamo esercitare, di scadere in un lento (ma neanche troppo) decadimento della figura, per quanto riguarda la sua reale importanza e banalizzarla. 
    Banalizzando alcune delle nostre attività abbiamo raggiunto l'unico obiettivo di dare adito a chi vorrebbe esercitare per conto proprio, senza regolarizzazione, di proporsi e di farci concorrenza sleale.
    Già i maestri di sci stanno proponendo heliski e free-ride entrando a piè pari nell'accompagnamento che non spetta loro col beneplacito di diversi colleghi che ne beneficiano ricavandone qualche giornata, senza comprendere (o magari sbattendosene) che così facendo diamo mazzate alla categoria.
    Un'altro motivo è che il nostro ufficio, è l'ambiente e se non siamo noi i primi a rispettarlo e farlo rispettare, non possiamo pretendere che gli altri lo facciano di loro iniziativa... addomesticando tutto non ci facilitiamo il lavoro ma lo banalizziamo...
  • davide_crescenzio
    Premetto, Io ho detto che forse serve un po’ più di cultura nella categoria, detto da un ignorante che ha fatto la scuola infermieri, quindi niente studi filosofici. E proseguo: con tutto il rispetto per le opinioni altrui, ma quando leggo “come gli idraulici non diventano idraulici emeriti quando vanno in pensione..” ecco, mi cascano le braccia. Siamo o non siamo una professione intellettuale? Scusate, L’idraulico ha un compito tecnico e “l’etica del tubo di scarico” non l’ho mai sentita discutere. Noi abbiamo, se permettete, anche un ruolo leggermente differente nel mondo della montagna, dell’alpinismo; non siamo semplici tecnici, lavoriamo per la pagnotta, certo, per i “schei”, ovvio, , ma ho colleghi che non pestano la cima per rispetto, rispetto, per la montagna che hanno salito, e vogliamo far finta di niente? Nemmeno io ho mai accusato i colleghi che praticano eliski per portare a casa la pagnotta, anzi li ho difesi a suo tempo in seno al collegio veneto per la ragione che “non è reato” praticarlo, ma aprire un confronto riguardo questo tema lo ritengo doveroso per la nostra professione, dobbiamo dire la nostra: vogliamo/dobbiamo tutelare l’ambiente che amiamo o no? Sceglieremo lo sfruttamento o la preservazione? Qual’è la posizione dei professionisti (intellettualmente parlando) senza voler per forza accusare qualcuno? Possiamo esprimere un’opinione su questo e altri argomenti che affrontano l’etica dell’andar per monti o siamo solo idraulici che mettono giù tubi per la pagnotta quotidiana? .
  • stefano_michelazzi
    modificato April 2018
    dal Gognablog 26/04/2018:
    Stefano Michelazzi says:
    26 aprile 2018 alle 23:57
    Mah… vi chiedete perché nessuno risponde?
    Alberto, condiviso da Marcello, ha risposto pacatamente e lo condivido anch’io,… io lo sono meno (pacato)…

    Andate a lavorare!

    Heliski… non lo condivido, ho rinunciato a lavoraci malgrado potrei farlo quando voglio, per svariati motivi che non sto a condividere, perché sono c..i miei, ma non per questo condanno i miei colleghi che lo fanno…NON E’ ILLEGALE!!!

    Per questo ho subito due stagioni di merda, ma l’ho fatto senza pretendere che gli altri condividano… se lo vorranno l’esempio c’è… nessuno deve imporglielo!!!
    La finiamo con questa storia di lapidare i colleghi che per loro natura devono lavorare per mantenersi (il sottoscritto compreso)???

    Tra le guide come in tutte le altre professioni c’è chi deve sudarsi il pane e chi invece pontifica perché non ne ha certo bisogno… bene provate un po’ a sudarvelo il pane vedrete che la musica cambia… e voglio proprio vedere se fate i filosofi dopo…!

    Ho apprezzato l’ultimo intervento di Michele in TV che parlava in maniera molto più culturale di Heliski rispetto ai tempi passati…ora non vorrei ricredermi…
    Buon lavoro per chi deve lavorare e a c..o tutto il resto (cit. Francesco Guccini)!!!

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