Fin troppe volte abbiamo letto di "guerre tra poveri"

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cesare_cesabianchi
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Fin troppe volte abbiamo letto di "guerre tra poveri" e abbiamo riso davanti a slogan del tipo "#basta casta". Ora noi Guide Alpine e Accompagnatori di Media Montagna crediamo sia arrivato il momento di definire un po' la faccenda che sta scadendo nel paradossale.
Parliamo ovviamente delle continue aggressioni alle Guide alpine da parte di associazioni tipo AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche), che dopo aver veleggiato quasi incontrastate per anni su anomalie giuridiche, ora, dopo che le Guide alpine hanno detto basta ad una situazione sempre più dilagante e deleteria nell'ambito del mercato turistico, crea una confusione made in Italy che solo da noi esprime le sue massime potenzialità, ora, come dicevamo, alla luce di una lotta all'abuso di professione che sta assumendo valori sempre più ampi, questi signori sono diventati aggressivi e vantano diritti. Ma... i doveri...? 
Intanto "guerra tra poveri" non è, perché lottare per il rispetto della propria dignità non è roba da poveri ma da persone civili e consapevoli.
L'attualità ci fa conoscere poi altri lati della querelle come il tentativo da parte di AIGAE di smorzare i toni pubblicamente ma impugnare tutto l'impugnabile a livello giuridico, senza dirlo troppo in giro... che non si sa mai... magari la figura che si fa non è proprio quella di chi vuole accordarsi...
Con tutto questo il Collegio Nazionale delle Guide Alpine Italiane e i Collegi regionali/provinciali convivono da anni e, malgrado questo, continuano a proporre riforme di legge, per progredire sulla base delle nuove richieste del mercato.
14 anni di tentativi smorzati, l’ultima volta nel corso del 2017, nella VII commissione della Camera e nel lavoro di modifica della 6/89 svolto con il Ministero dello Sport.
Ma... le proposte di evoluzione e creazione di nuove figure regolarizzate, e non allo stato brado, fa proprio così orrore?
Ciò che stiamo proponendo da tempo è l'ipotesi di una figura di base e di conseguenti qualifiche professionali, basate sia sui parametri delle nostre specializzazioni attuali sia sulla richiesta del mercato di nuove figure più "leggere", ovvero la possibilità di esercitare l’accompagnamento senza l'obbligo di dover diventare Guida alpina, ma di poter scegliere e decidere individualmente fino a dove arrivare. 
In questo modo, si formerebbero figure abilitate all'accompagnamento su neve che, malgrado pareri e ripeto PARERI che si vogliono far passare per Vangelo, continua ad essere materia riservata alle Guide alpine (e c'è chi ci ha rimesso a credere alle favole...). Ci sarebbero inoltre i Maestri di arrampicata (che attualmente non possono operare che indoor), le Guide Canyoning (al momento abusive, visto che il MISE ha messo da tempo in sospensiva la figura che erroneamente aveva introdotto sui parametri della legge 4/2013...!), la Guida Speleologica (depennata ancora prima della sua erronea nascita in pochissime regioni). E questo per cominciare, senza scordare la problematica della Sardegna che senza praticamente neve, fa difficoltà a produrre Guide alpine complete (anche se alcune ci sono già), e altre ancora.
Quindi il CONAGAI, le Guide alpine, gli Accompagnatori di Media Montagna, le Guide Vulcanologiche stanno da tempo proponendo un'evoluzione delle figure che, stante una formazione di base che permetta di accompagnare su terreni particolari con cognizione di causa, può essere molteplice, aprendo a moltissimi operatori diversi campi d'esercizio.
Abbiamo visto come queste nostre proposte siano state ripetutamente bocciate proprio dai dirigenti di chi avrebbe tutto l’interesse a regolarizzarsi pienamente.
Perché boicottare tutto questo, togliendo le possibilità a chi avrebbe voglia e capacità? Quali i motivi?
La legge 6/89 ha dei difetti che noi stessi riconosciamo come la limitazione regionale degli AMM (questione gestibile ma con grandi difficoltà) e la mancanza di diritto di voto per tutte le figure professionali presenti nei Collegi. Anche su questo punto vertono le riforme che abbiamo proposto, perciò...?
Regolarizzare la propria posizione non è conveniente?
Ad un esponente di AIGAE ho posto la domanda: Perché togliere ai vostri iscritti l'opportunità di ampliare il proprio “range” d'esercizio boicottando a tutto spiano le riforme e mettendo in piedi guerre utili solo a non smuovere una paglia? Perché limitare i vostri iscritti ad una sola professione mentre invece chi fosse in grado potrebbe ambire anche a qualcosa di più? 
Risposta: Io voglio fare la Guida Escursionistica!
E GLI ALTRI?
Tornando al discorso dei doveri, e sempre restando nell'ottica culturale che, al di fuori dei diritti naturali, il binomio ormai stabilito da secoli sia: “pari doveri pari diritti”, viene da chiedersi perché i nostri diritti acquisiti siano fatti passare per privilegi. La nostra categoria ottempera da sempre a parecchi doveri (ma proprio tanti), al fine di ottenere dei diritti che NON devono essere qualificati privilegi da nessuno!
Questi sono diritti proprio perché derivano dall'assolvimento di doveri, non sono forme speciali di privilegio (casta), ma derivano dal superamento di corsi ed esami (costosi economicamente, psicologicamente ed i termini di tempo), e da una serie di obblighi come quella dell'iscrizione all'Albo (a pagamento), del pagamento di una tassa di concessione governativa, dagli aggiornamenti obbligatori, dalle visite mediche obbligatorie, senza contare l'assunzione di responsabilità cui è soggetto per obbligo un componente di qualsiasi professione interna al Collegio delle Guide Alpine, in quanto figura a "tutela della salute e sicurezza pubblica".
Ci sono anche altri obblighi, ma fermiamoci qua sennò si fa notte...
A proposito, in qualità di Ente pubblico non economico, aldilà di ciò che entra dalle quote associative, null'altro può fare ingresso nel nostro bilancio se non i contribuiti per la formazione professionale che servono a quella e basta!
Allora uno si chiede: ma che ci sto a fare qui se, millantando credito attraverso interpretazioni più o meno personali di leggi e decreti, posso al fine operare lo stesso?
Eh, bella domanda...!
 Sarà l'orgoglio di fare parte di un gruppo secolare dal quale si può ottenere non solo formazione spicciola ma qualcosa che va aldilà delle esperienze personali? Probabile, com'è probabile che la regolarizzazione e di conseguenza la legalità e la correttezza forse siano ancora concetti in voga.

Commenti

  • cesare_cesabianchi

    Su richiesta di Marco Heltai inserisco nella discussione lo scritto seguente


    Contributo di MARCO HELTAI

     

    E' tempo di smascherare chi veramente blocca l’evoluzione delle specie.

     

    E' tempo di dare visibilità alle numerose iniziative promosse dal nostro collegio nazionale per riordinare le professioni quelle vere, è tempo di parlare alla base di queste organizzazioni che tutto fanno per non informare correttamente in primis i propri iscritti.

     

    Inoltre, cari colleghi, è tempo di smetterla di rimpiangere il passato ed è ora di vivere seriamente il presente in ottica futura, e mi rivolgo in particolare a chi si preoccupa prima di tutto di preservare il proprio piccolo mondo senza considerare che il problema che in questo momento viviamo è ben più ampio degli ambiti territoriali come provincie e regioni.

     

    Siamo una Nazione inserita in ambiti sovranazionali dove figure professionali, anche diverse dalla nostra, esistono da tempo e, capiamoci, non possiamo far finta di non vederle.

     

    Solo chi veramente è ancora orientato al passato può non capire l’importanza della riorganizzazione professionale del mondo Outdoor proposta da noi Guide Alpine, solo chi non vede che il cambiamento avverrà comunque può pensare di poterlo fermare. 

     

    Di questo cari colleghi, abbiamo evidenze tutti i giorni in ogni regione d’Italia anche in quelle a statuto speciale, e allora … pensiamo veramente di poter continuare a far finta di nulla e che tutto rimanga così com’è? io credo di no.

     

    Dobbiamo colleghi, essere uniti e compatti ma soprattutto dobbiamo mettere in campo tutte le nostre competenze e conoscenze per supportare tutte le iniziative del CO.NA.GAI e far chiarezza sulle motivazioni che portano alle numerose richieste di modifica della legge, puntando a portare dalla nostra parte anche tutti coloro che ad oggi ,volutamente poco informati,  sono stati convinti da chi gli ha dato un brevetto di poter operare liberamente allo stesso livello dei veri professionisti talvolta anche senza limitazione alcuna (vedi AIGC).

     

    Questo signori colleghi è un solo pezzo di un puzzle molto grande, ma potrebbe essere un pezzo importante su cui trovare una convergenza di tutte le guide e in particolare di tutti i rappresentanti delle guide a cui ricordo che il nostro dovere principale non è quello di far funzionare le cose nell’ordinario ma è quello di guardare al futuro della professione e di immaginarla sempre più forte, completa, preparata e soprattutto sempre più riconosciuta come tale qualunque essa sia! 

     

    Allora e solo allora, forse potremmo evitare di dover vedere il genio civile che si fa fare sicura dai volontari diversamente colorati per regione, potremmo vedere tecnici di elisoccorso veramente professionisti ma anche pagati come tali alla stessa stregua delle persone con cui operano , potremmo rispondere alle esigenze di sviluppo turistico delle diverse aree e avere guide specialistiche nel nostro ambito di lavoro e non dover sopportare che chiunque possa fare qualunque cosa perché siamo in Italia.

    e magari e lo scrivo volutamente .. farla finita di giustificare con false opere di puro volontariato, vere e proprie organizzazioni che di volontaristico ormai hanno ben poco e non mi riferisco al soccorso alpino, ma gli esempi sono diffusissimi.

     

    Concludo ricordando un episodio che ho vissuto in ambito UIAGM internazionale, durante una riunione un responsabile si è permesso di dire che in Italia, beh, in Italia tutto è un casino e chiunque può fare tutto tanto tutti lo fanno. 

     

    Ebbene in quella sede ho reagito contestando tale affermazione e invitando a rivedere la propria posizione in merito. anche se ancora oggi, penso che in fondo non avesse tutti i torti e mi chiedo: di chi è la colpa?

     

    Forse anche un po’ nostra che anziché discutere e osteggiarci al nostro interno dovremmo un po’ di più avere fiducia nel nostro operato e allargare il nostro orizzonte. 

     

    Nessuno si stenta offeso, cordialmente 

    Marco Heltai 

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